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Felpa – Paura

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(Audioglobe/Sussidiaria/Sfera Cubica)

Metti un intimista a comporre musica e viene fuori un dialogo interiore. Felpa è l’anima insonne di Daniele Carretti (Magpie, Offlaga Disco Pax) e nasce dalla sua necessità di raccontarsi. “Paura”, secondo album solista che verrà rilasciato il 2 febbraio 2015, è un disco di isolamento, dove si rifugiano i tormenti che ci assalgono quando restiamo soli. Il leitmotiv è quello della paura, o meglio delle paure, e si lega in un continuum emotivo al precedente “Abbandono” (2013). Un flusso di coscienza sulle cose finite, talvolta prematuramente, sulle attese, sui turbamenti notturni. Suonare diventa un modo per esorcizzarli, una terapia. Il 13 gennaio è uscito il primo singolo, ”Inverno” (insieme alla B-side Rimmel, cover di Francesco De Gregori): malinconico e affascinante. Presente, passato e futuro si confondono. Concepite e registrate in casa a Reggio Emilia, la maggior parte durante la notte, le tracce sono sofferenti e rassicuranti allo stesso tempo. Le parole scivolano aderenti tra le linee di chitarra, il suono prende la forma di uno stato d’animo e arriva dove il linguaggio verbale traccia i suoi confini. Il pattern di batteria, mai invadente, scandisce le volte in cui il cuore arriva in gola e ti rapisce. I ricordi passati di Felpa diventano i nostri, grazie anche al sound filo 90s, fortemente nostalgico. Il tasso emotivo è alto, le trame melodiche sono curate quanto basta. Innesti wave culminano in essenze shoegaze che ti trasportano nello “Spazio”. Quando certi momenti sembrano finiti nella più remota camera oscura della mente, eccoli che si rifanno vivi. E ci si sente persi. Ma bisogna affrontarli. I riverberi prodotti dalle estese chitarre distorte e dai delay raggiungono anni sonori lontani. I testi sono sinceri e parlano chiaro. “Paura” è un’atmosfera, uno stato d’animo in cui perdersi. L’unica cosa di cui Carretti non ha paura  è di mettersi a nudo, senza rivelarci troppi dettagli, lasciando spazio all’immaginazione. Un disco da ascoltare in solitudine, al massimo da condividere con un’altra persona.

 

Tracklist

  1. Buio
  2. Inverno
  3. Momenti
  4. Accanto a te
  5. Paura mai
  6. Sempre dopo
  7. Spazio
  8. Stanotte
  9. Estate
  10. Luce

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Claudio Palumbo – Tutti ci scoglionammo a stento

cover Tutti ci scoglionammo a stentoAvete presente quello che ha l’aria di essere uno scansafatiche, il girovago urbano che balzella tra concerti e teatri occupati? Un ragazzaccio dalla presenza scenica evocante Gesù Cristo. Sì, proprio lui. Capelli lunghi, sguardo e sorriso svampiti. Se l’identikit corrisponde al tipo che avete visto in giro per Catania (e non solo), questi è Il Palumbo. “Tutti ci scoglionammo a stento”, pubblicato il 21 novembre 2014, è il suo secondo album solista, prodotto dalla Doremillaro (sb)Recs, in collaborazione con Golden Catrame, e registrato presso gli studi di Zen Arcade di Catania. Premetto che il primo amore non si scorda mai: fu circa un anno fa, quando ricevetti in dono “Fa che mi spii dalle finestre, suo primo lavoro. Autenticamente DIY. Si era poi distinto, insieme ai suoi degni compari, con i pezzi del suo progetto parallelo, gli Almond Ice Director. Il principio attivo della sua musica è sempre lo stesso: lo-fi a rompere, e riff scanzonati e impertinenti. Già la copertina è tutto un presagio sulla qualità di quest’opera: un artwork di Daniele Melarancio, illustratore allucinato di tutto rispetto. Delle ballate intrise di romanticismo anticonvenzionale, schizofreniche (“cameriere, la mia pizza c’ha gli occhi e mi guarda male”), strafottenti e disadattate (“dormo male e me ne fotto”). Dediche d’amore stralunate che fanno del Palumbo l’uomo che capiva le donne (potete constatarlo da voi ascoltando “La canzone del vecchio maniaco, per esempio). Guizzi maturi di pianoforte come trote accompagnano liriche da cantastorie ambizioso (“La canzone del bimbo ipertrofico). Delle storie uniche, intime, che Claudio Palumbo, come pochi, sa immaginare, vivere e narrare, col suo savoir-faire vocale dissonante, complici le sue chitarre indisciplinate. Ciò che lo rende singolare e apprezzabile è il fatto che non c’è artifizio nei suo racconti e nel suo modo di regalarli all’ascoltatore, non li studia a tavolino, lui è proprio così di natura. Un maniaco romantico. Troviamo di tutto: tappeti sonori kitsch psichedelici, orientaleggianti, punk, folk e cantautorali. “Ballata per chi non balla è una delle perle del disco. Ma non finisce qui, i brani vedono la partecipazione, tra gli altri, del grande Emiliano Cinquerrui (Smegma Bovary, Bestiame), Davide Iannitti (Loveless Whizzkid, Bufo Alvarius), Floriana Grasso (ex Gentless3, Pecora), Cesare Basile e Davide Timpanaro (Loveless Whizzkid, Zuma). Con “Tutti ci scoglionammo a stento, Palumbo si conferma un personaggio singolare, che ha saputo mantenere la creatività che caratterizzava il primo disco e ha avuto anche il tempo e la voglia di fare un salto di qualità, data la maturazione delle trame melodiche, con la grande dote di rimanere lo-fi. Si può essere hardcore e cantautore recondito allo stesso tempo? Sì, lo abbiamo testato direttamente su di lui, che farlo sugli animali sarebbe stato disumano.

Ascolta se ti piace: la Giovanna d’Arco del primo periodo.

 

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Presentazione di “Sputi in cielo”, primo singolo di RAME @Le Mura di Roma | Domenica 11 gennaio

Verrà presentato domenica 11 gennaio, in anteprima presso Le Mura a Roma, il videoclip di “Sputi in cielo”, primo singolo del cantautore RAME, estratto dall’EP “Esercizi di Ammirazione”. A seguire live set dell’artista.

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Nato dall’incontro con Fabio Grande (cantante de I Quartieri produttore per Marcello e il mio amico Tommaso, The Shalalas, Joe Victor, Fantasmi, Mai stato altrove, fonico de Le Mura, nonché tra i fondatori di Bravo Dischi) e Matteo Portelli (bassista dei Mamavegas, ex MiceCars e Yuppie Flu, già produttore di Jonny Blitz, Bue, Tom Armati, Roberto Scippa, e collaboratore a tempo non perso del progetto Carpacho), RAME è il primo progetto ufficiale di Mattia Brescia, dopo anni di liofilizzati, idee in barattolo, progetti in scatola, tentativi andati, a male, presi bene, scaduti, persi e ripersi, fatti, sfatti e rifatti, nel fare e disfarsi dei giorni che compongono – scomponendoli – i giri e i raggiri degli anni.

L’EP che insieme hanno confezionato è composto da cinque pezzi e vedrà la luce nella primavera del 2015. Il titolo del lavoro, ”Esercizi di ammirazione’,’ è un piccolo prestito da Emile Cioran, scrittore rumeno, francese per scrittura e adozione, con un piccolo sottotitolo a fargli da lapidario e breve compendio: ”Si confondono le Stagioni”. Un tributo ai movimenti del Cosmo e dello Spazio, gli stessi dell’Anima; uno sguardo acuto e indolente, vagamente malinconico, eppure pieno di Gioia, sulla morte delle Stagioni, non le ‘”mezze’”, ma proprio quelle intere, quelle che c’erano una volta, quelle ‘”vere”.

SPUTI IN CIELO” è il brano scelto come primo singolo ufficiale del progetto. Il video  è stato realizzato da Giulia Trasacco, giovanissima videomaker di stanza a Roma, con l’aiuto di Marco De Giorgi, Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene, nella sede romana dello I.E.D. di San Giovanni, e prodotto e finanziato da Guido Laudani. Un brano sulla necessità di non arrendersi, di continuare a danzare con la Gioia nel petto, col e nel fluire delle Cose. Ché la Vita non sa tradire davvero, anche quando lo fa. E come diceva Eliot “All shall be well”.

Insomma, SPUTARSI è BENE, NON SPUTARSI, forse, è MEGLIO.

Link dell’evento

www.lemuramusicbar.com

Promozione: Azzurra Sottosanti –  azzurra.sottosanti@gmail.com

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