Archivi tag: Roma

Aharon – The line between

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Alla sera, piove. Il vento accarezza gli alberi fuori dalla finestra, seguendo l’andamento dei tasti del pianoforte di Aharon. Il mood giusto per ascoltare “The line between”, secondo disco solista, stavolta interamente in piano solo, del compositore e musicista romano Aron Carlocchia (Mary in June, Tbhon). Eseguito e registrato in un’unica live session, in un piovoso pomeriggio di sabato, è stato rilasciato lo scorso 15 dicembre, riscuotendo subito consensi da parte del pubblico e del mondo cinematografico. La melodia malinconica s’intona alle lanterne soffuse della strada, che stanno lì, in dormiveglia e fanno da abat-jour a questa buia notte. I movimenti lenti dei brani dialogano con la pioggia, suonano dolci insieme. I procedimenti stilistici minimali, in minore vi conferiscono un’aria nostalgica, intima e solitaria. Niente monumentalismi o virtuosismi, la musica segue il suo naturale corso espressivo. Ouverture lente, morbide  si vestono di un abito di carattere improvvisativo. I titoli suggestivi entrano in una fitta dialettica con le ritmiche contemplative. La tensione distesa volteggia nell’aria. I motivi declinati trasmettono serenità. I brani aderiscono al carattere delle sonate classiche e sono caratterizzati da un groove ambient e minimale. Affrescano un’atmosfera romantica, di abbandono e pace interiore. Ascoltare questo disco è un’alienazione dalla frenesia sociale, nello sfondo blu dei pensieri. E riaffiorano ricordi simultanei che si sommano ai pensieri presenti. Un desiderio nostalgico o il desiderio di possedere ciò che già si ha. Personale e collettivo insieme, “The line between” è bramare qualcosa, sono le gocce che scivolano sui vetri nel bel mezzo di un temporale.

Domenica 8 Febbraio potrete ascoltare Aharon presso il Teatro Lo Spazio di Roma, alle ore 21.

 

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Livia Ferri – Hyperbole

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Romana, classe ’86 e un diploma in songwriting al Saint Louis College of Music di Roma. Sempre pronta a viaggiare in Europa con un walkman, al liceo s’innamora del folk americano, del fado, e degli scritti di Jack London e Steinbeck. S’ispira a Bjork, tra sonorità à la Adele e Feist. Presentato in anteprima su Radio 2 – Social Club, viene rilasciato oggi Hyperbole, primo singolo estratto da “A path made by walking”, secondo album di Livia Ferri, storia di un cammino al di là del bene e del male che costituisce “il giorno dopo” del  primo lavoro intriso di dolore, “Taking Care”(2012). Livia ci guida in un iter lungo un anno che ci rivelerà lentamente le tracce del disco. Datele una chitarra acustica artigianale, che tratteggia linee emotive pregnanti e con un tono vocale caldo, sporco ricreerà un’atmosfera oscura e introspettiva in un unplugged dai vibrati soul e blues rock. Hyperbole è folk profondo, di paure e perdite in cui imbattersi e con cui scontrarsi pesantemente. Un anestetico contro la sofferenza, la voglia di immaginare “il desiderio di essere quello che volete essere”, come ha dichiarato la songwriter. Istintivo, una presa di coraggio per combattere il dolore che ci affligge. “Immaginate di essere Smeagol e Gollum, immaginate di odiare questa guerra fra loro, che non avrebbe mai dovuto esistere” (Livia Ferri). La querelle tra la parte  migliore di voi e quella che non tollerate. Osservatele dall’esterno, per capire quale anima avrà la meglio. L’indie si sposa al groove portoghese, al folk internazionale. Il testo trasuda relazioni, struggimenti, pezzi di vita logoranti, meditati tra le mura di casa, in isolamento. Hyperbole è il primo passo, tra il buio dei pensieri, per prendere consapevolezza di sé stessi. Non abbiate paura di autodistruggervi  mentre lo ascoltate.

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Presentazione di “Sputi in cielo”, primo singolo di RAME @Le Mura di Roma | Domenica 11 gennaio

Verrà presentato domenica 11 gennaio, in anteprima presso Le Mura a Roma, il videoclip di “Sputi in cielo”, primo singolo del cantautore RAME, estratto dall’EP “Esercizi di Ammirazione”. A seguire live set dell’artista.

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Nato dall’incontro con Fabio Grande (cantante de I Quartieri produttore per Marcello e il mio amico Tommaso, The Shalalas, Joe Victor, Fantasmi, Mai stato altrove, fonico de Le Mura, nonché tra i fondatori di Bravo Dischi) e Matteo Portelli (bassista dei Mamavegas, ex MiceCars e Yuppie Flu, già produttore di Jonny Blitz, Bue, Tom Armati, Roberto Scippa, e collaboratore a tempo non perso del progetto Carpacho), RAME è il primo progetto ufficiale di Mattia Brescia, dopo anni di liofilizzati, idee in barattolo, progetti in scatola, tentativi andati, a male, presi bene, scaduti, persi e ripersi, fatti, sfatti e rifatti, nel fare e disfarsi dei giorni che compongono – scomponendoli – i giri e i raggiri degli anni.

L’EP che insieme hanno confezionato è composto da cinque pezzi e vedrà la luce nella primavera del 2015. Il titolo del lavoro, ”Esercizi di ammirazione’,’ è un piccolo prestito da Emile Cioran, scrittore rumeno, francese per scrittura e adozione, con un piccolo sottotitolo a fargli da lapidario e breve compendio: ”Si confondono le Stagioni”. Un tributo ai movimenti del Cosmo e dello Spazio, gli stessi dell’Anima; uno sguardo acuto e indolente, vagamente malinconico, eppure pieno di Gioia, sulla morte delle Stagioni, non le ‘”mezze’”, ma proprio quelle intere, quelle che c’erano una volta, quelle ‘”vere”.

SPUTI IN CIELO” è il brano scelto come primo singolo ufficiale del progetto. Il video  è stato realizzato da Giulia Trasacco, giovanissima videomaker di stanza a Roma, con l’aiuto di Marco De Giorgi, Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene, nella sede romana dello I.E.D. di San Giovanni, e prodotto e finanziato da Guido Laudani. Un brano sulla necessità di non arrendersi, di continuare a danzare con la Gioia nel petto, col e nel fluire delle Cose. Ché la Vita non sa tradire davvero, anche quando lo fa. E come diceva Eliot “All shall be well”.

Insomma, SPUTARSI è BENE, NON SPUTARSI, forse, è MEGLIO.

Link dell’evento

www.lemuramusicbar.com

Promozione: Azzurra Sottosanti –  azzurra.sottosanti@gmail.com

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Monobjo – Derisanamscope

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Davanti la finestra guardo l’Etna. Parte il giradischi. Una luce m’abbaglia e subito dopo sono sdraiata per terra, scossa dal jet leg osservo il cielo. In mezzo ai boschi odo una musica mistica e profonda, Esbat on May è la sua prima declinazione. La Luna piena è la testimone di questa notte, incarna la Dea e dialoga con gli strumenti, alimentati dall’energia che Ella emana. Mi giro per scovare la canzone, con le sue sinuosità si nasconde e mi rincorre, mi scruta con le sue note a tratti calanti, a tratti inquiete, ma sempre possenti. Un piano e un’arpa sovrastano lo scenario e lo dominano. I pensieri scivolano, le rimembranze riaffiorano tra Circles and Flames. Una passeggiata in riva al mare, i pensieri si accartocciano nell’apeiron della tua mente. L’acqua invade lo scoglio che sa di pesce. Una reminescenza. La barca a vela danza felice tra le onde di The Face of S1m0ne. Mi trascina tra la vegetazione rigogliosa di un’isola dove la trascendenza del suono accelera il mio passo, sospinto dai convinti battiti del pianoforte. La musica prosegue serrata, un suono dolce e sicuro, come un hula hoop, gira intorno alla giovane ballerina di un antico carillon nascosto dentro un albero di betulla: The fireflies dance. Si trasforma in immagini in movimento,  da un cinematografo proietta la pellicola in b/n, si fa chiamare Six Steps. I tasti del piano volteggiano e rimbalzano dolce,col guizzo di una trota scorrono veloci le loro istantanee, la tipa sorride e bacia il suo amante mentre una coccinella attraversa lo schermo. Un Musorgskij arioso e maestoso riavvolge il nastro mentre il torrente scorre veloce sfociando nel lago che fa eco alla melodia. Skulls in a forest bacia le pareti atmosferiche, come delle grandi radici che s’abbracciano sottoterra, la sua forza misteriosa m’afferra per sempre.

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