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Claudio Palumbo – Tutti ci scoglionammo a stento

cover Tutti ci scoglionammo a stentoAvete presente quello che ha l’aria di essere uno scansafatiche, il girovago urbano che balzella tra concerti e teatri occupati? Un ragazzaccio dalla presenza scenica evocante Gesù Cristo. Sì, proprio lui. Capelli lunghi, sguardo e sorriso svampiti. Se l’identikit corrisponde al tipo che avete visto in giro per Catania (e non solo), questi è Il Palumbo. “Tutti ci scoglionammo a stento”, pubblicato il 21 novembre 2014, è il suo secondo album solista, prodotto dalla Doremillaro (sb)Recs, in collaborazione con Golden Catrame, e registrato presso gli studi di Zen Arcade di Catania. Premetto che il primo amore non si scorda mai: fu circa un anno fa, quando ricevetti in dono “Fa che mi spii dalle finestre, suo primo lavoro. Autenticamente DIY. Si era poi distinto, insieme ai suoi degni compari, con i pezzi del suo progetto parallelo, gli Almond Ice Director. Il principio attivo della sua musica è sempre lo stesso: lo-fi a rompere, e riff scanzonati e impertinenti. Già la copertina è tutto un presagio sulla qualità di quest’opera: un artwork di Daniele Melarancio, illustratore allucinato di tutto rispetto. Delle ballate intrise di romanticismo anticonvenzionale, schizofreniche (“cameriere, la mia pizza c’ha gli occhi e mi guarda male”), strafottenti e disadattate (“dormo male e me ne fotto”). Dediche d’amore stralunate che fanno del Palumbo l’uomo che capiva le donne (potete constatarlo da voi ascoltando “La canzone del vecchio maniaco, per esempio). Guizzi maturi di pianoforte come trote accompagnano liriche da cantastorie ambizioso (“La canzone del bimbo ipertrofico). Delle storie uniche, intime, che Claudio Palumbo, come pochi, sa immaginare, vivere e narrare, col suo savoir-faire vocale dissonante, complici le sue chitarre indisciplinate. Ciò che lo rende singolare e apprezzabile è il fatto che non c’è artifizio nei suo racconti e nel suo modo di regalarli all’ascoltatore, non li studia a tavolino, lui è proprio così di natura. Un maniaco romantico. Troviamo di tutto: tappeti sonori kitsch psichedelici, orientaleggianti, punk, folk e cantautorali. “Ballata per chi non balla è una delle perle del disco. Ma non finisce qui, i brani vedono la partecipazione, tra gli altri, del grande Emiliano Cinquerrui (Smegma Bovary, Bestiame), Davide Iannitti (Loveless Whizzkid, Bufo Alvarius), Floriana Grasso (ex Gentless3, Pecora), Cesare Basile e Davide Timpanaro (Loveless Whizzkid, Zuma). Con “Tutti ci scoglionammo a stento, Palumbo si conferma un personaggio singolare, che ha saputo mantenere la creatività che caratterizzava il primo disco e ha avuto anche il tempo e la voglia di fare un salto di qualità, data la maturazione delle trame melodiche, con la grande dote di rimanere lo-fi. Si può essere hardcore e cantautore recondito allo stesso tempo? Sì, lo abbiamo testato direttamente su di lui, che farlo sugli animali sarebbe stato disumano.

Ascolta se ti piace: la Giovanna d’Arco del primo periodo.

 

Palumbo

 

 

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Almond Ice Director – Pudenda

pudenda- almond iceLa seria decisione di formare un gruppo di classe venne dal suggerimento di uno sciamano che apparì loro. Così nacque il groove disagiato e scansafatiche di “starnuti malinconici di chitarra” e “virtuosismi del tutto immaginari”. Alla voce il ragazzotto di provincia Paolo “Bel canto” Giorelli (ora sostituito da Giuliano Lo Faro), Dimitri Di Noto che scambiò due casse di carciofi per una batteria, Melarancio tra una spennellata e un’altra imbracciò il basso (che un giorno deciderà anche di suonare), Claudio “Palumbo” Palumbo rispolverò la chitarra elettrica al grido di “l’intimismo ai porcelli” e infischiandosene del poco pudore che gli rimaneva si dilettò con i coretti. Unirono le loro virtù, cioè nessuna, per farne musica. Prodotto da Golden Catrame e registrato (in mezza giornata) e mixato da Davide Iannitti presso i Boxsound Studios di Catania, Pudenda è un disco da cani e per cani come noi. Avete presente il lamento di un sanbernardo incrociato al miagolio di un armadillo su corde di basso stridenti? No, vi spiego, o meglio, saranno i deliri degli Almond Ice Director a farlo. Istruzioni per l’uso: agitare prima, calatevi nel mood più che potete e indossate enormi collane in legno, buttatevi a terra in preda a follie buddhiste, come solo i cani sanno fare in ritiro spirituale con Krishna. Percorrete nudi i sentieri boscosi, fermatevi davanti al rifugio dei castori che stanno rosicchiando una batteria. I castori hanno gli occhi assatanati, per niente teneri perché La tenerezza è morte: pezzo sghembo e psichedelico, dalla poetica strampalata, gli Skiantos si accoppiano con i Pixies e danno alla luce una ballata 90s dal dolce sapore grunge e dal retrogusto punk italiano 80s. Un filtro d’amore. Distratto, post-contemporaneascream sgangherato, dall’estetica hardcore e sound depravato di basso. Non c’è cagna è un delirio alla Paz!, tra visioni e tormenti sussurrati, in bilico da un dirupo noise e post-punk alla Flipper. Notevole il dualismo strutturale delle voci e i cori, e sbiechi di toni arricchiti da testi mai banali. La saggia Dallailama grida bastarda e fuori tempo ai nostri teneri risvegli: “peruviaaaaaana”, ci culla dolcemente col suo mantra Dallailamadalla, conducendoci in una gita di campagna tra pelati tibetani. Marion Cotillard è una schitarrata scomposta, dai tempi rapidi, come un notturno per fankazzisti serali: “Mi serve una bionda la notte m’angoscia”. Senza offesa, tutta da ballare, con una disintegration minimalista della classica forma-canzone e una componente strumentale quasi synthcore. Un disco sentito e genuino. Nulla di artefatto, non si curano delle formalità, melodicamente disarmonici, le linee di basso sono spontanee e i riff, così come le attitudini, guardano al punk più puro. E se credete di poter racchiudere i deliri Almond dentro questi pezzi, come nel vostro cofanetto rosa preferito vi sbagliate. Ve li ritroverete sul ciglio del marciapiede, tra un chewingam che avete appena pestato e lo sputo di un vecchio su cui scivolerete. Mettetevi l’anima in pace e siate pronti ad accoglierli, da buoni adepti, ogni qualvolta busseranno alle vostre orecchie, come i testimoni di Geova, come il Siddhartha del post-punk filo-sciamanico. Questo si che è hardcore. Un disco da ascoltare con le amichette durante un pigiama party, mentre abbracciate i vostri orsacchiotti che vi tormenteranno in sogno.

“Gli Almond Ice Director hanno diviso il palco con un sacco di artisti internazionali, ma per folkloristico spirito omertoso evitano di fare i nomi. Uno di loro è indagato per necrofilia”

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