Sciami di stelle come lucciole tra le note dei Deproducers | Teatro Metropolitan

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In attesa del secondo lavoro dei Deproducers, il cui tema sarà la botanica, ripropongo il live report dell’esibizione catanese, che sarà sempre custodita in un anfratto del mio cuore.

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle, ecco perché ci attraggono. Ci accoglie così Planetario, spettacolo dei Deproducers, ospiti giovedì 29 Maggio al Teatro Metropolitan di Catania per il festival La natura della mente, diretto da Franco Battiato. Il collettivo di musica per conferenze spaziali vede protagonisti i più grandi artisti italiani: Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo, Vittorio Cosma e Max  Casacci. 

Tra velature ambient, a tratti kraftwerkiane, s’innesta la narrazione dell’astrofisico Fabio Peri, direttore del Planetario di Milano. La musica sposa la scienza e si fondono sino a diventare Uno. Le sonorità di Planetario diventano principio primo propagandosi e, come il firmamento, ci sovrastano e armonizzano il Dasein. L’ensemble strumentale suona i buchi neri e suggestiona tutto il Teatro, attraversa Venere, unico pianeta femminile, un inferno troppo caldo, e approda sulla Stella Nana gialla. L’atmosfera si riempie di sacro silenzio retto dal leitmotiv dei Nostri ingegneri del suono. Proxima e α Centauri gravitano insieme e lo sperimentalismo si fa carne, comunica come da una navicella spaziale e si disperde nella galassia, dalla costellazione più remota fino ad Andromeda, sospeso in quell’Universo in cui attendiamo ancora l’arrivo di un nostro messaggio in codice binario inviato nel 1974, forse la risposta giungerà, giusto il tempo di attraversare 23 mila anni luce che ci separano dall’ammasso di stelle M13. Peri dipinge la formazione delle stelle da nuvole di polveri e gas: le particelle si urtano o si uniscono, più la stella si scalda e più energia c’è nell’urto. È il 1957, nel pieno della guerra fredda, lo Sputnik viene lanciato nell’orizzonte cosmico, sullo schermo delle immagini di cosmonauti, Laika e Jurij Gagarin. Momento sonoro molto toccante, rievocante la nostalgia del nostro essere piccoli nello spazio e nel tempo, quando un tempo sognavamo di essere dei cosmonauti. L’universo nei primi istanti di vita era composto solo da due elementi, idrogeno ed elio, gli atomi che compongono le stelle: intro di uno dei frangenti più commoventi e d’intenso lirismo della serata, quando Sinigallia esegue Figli delle stelle, che lo vede protagonista alla voce e alla chitarra, conducendoci sempre più, con la soavità che gli appartiene, in quell’avamposto che è un uscire fuori da séSciami di stelle danzano come lucciole in un affascinante musico-racconto sul Cosmo.

Articolo pubblicato per OUTsiders Musica il 2/6/2014

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