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Monobjo – The Magic of the Big Top

10374488_774524465941172_3503545893510599284_n(Autoproduzione)

L’elemento magico è una costante dei lavori di Monobjo. Le note  si vestono di velature oniriche e disegnano i passi di una ballerina dalle movenze aggraziate, incisive come le tracce di “The Magic of the Big Top”, secondo album del compositore romano. Sembra quasi di vederla all’opera in un circo dal tendone multicolor. L’ensemble sonoro si tinge di mille sfumature e assume i tratti della natura, ricordando il precedente “Derisanamscope”. Un misterioso racconto messo in musica. Difficile etichettarlo, la commistione di influenze risonanti fa di questo lavoro un lavoro completo. Ogni suo disco è una pellicola cinematografica, ha l’abilità di narrarti delle storie mistiche in un tempo mitico e in un luogo incantato. I tappeti pianistici decisi e toccanti, talvolta serrati, ti rincorrono e si dischiudono in lucciole danzanti. Una Twin Peaks svuotata delle sue connotazioni horror, ma che ti lascia quel senso di suspense, sospesi tra il mondo che vorremmo, incontaminato, quello di un tempo, che ti avvolge con quel suo profumo di serenità. Trame drammatiche e riflessive. Lo scenario rievocato è quello di  streghe, farfalle, esseri che si uniscono a contorsionisti, elefanti, freaks, clowns, incantatori di serpenti. La colonna sonora ideale per Tod Browning. Le linee melodiche sono ricercate, ancestrali. Il suo più grande potere è forse quello di sonorizzare delle storie per poi lasciare a te il privilegio di fantasticare sul loro sviluppo, di aggiungere i dettagli. S’inizia con la title track, la quale sembra descriverci la giornata tipo di questo circo e i rapporti interpersonali tra i protagonisti. Gli altri brani tracciano le personalità di questi personaggi e la spettacolarità dei loro numeri, caratteristiche percepibili dal carattere imponente e arioso delle fondamenta armoniche. E il pezzo di chiusura, “Another day, Another Show”, segna la stanchezza e la gioia di uno spettacolo appena concluso e un nuovo giorno che ricomincia, e il cerchio si ripete. Chissà quale storia c’è dietro, per lasciarti anche una vena di malinconia. Un discorso sull’essere che spazza via le banalità della vita quotidiana. Riproduce uno spazio razionale e surreale al contempo. Un grande libro di formule magiche. L’allegato speciale di quest’opera è il codice segreto per entrare in diretto contatto con l’essenza pura della musica. La contemplazione sinestetica di un sogno. Un disco psicologico, classico e post contemporaneo, new age.

Tracklist

  1. The Magic of the Big Top
  2. The Contortionist
  3. The Snake Charmer
  4. Tightrope Walking
  5. The Lightness of the Elephants
  6. The Jugglers
  7. The Ringmaster
  8. The Mask of the Clowns
  9. Another Day, Another Show

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Monobjo – Derisanamscope

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Davanti la finestra guardo l’Etna. Parte il giradischi. Una luce m’abbaglia e subito dopo sono sdraiata per terra, scossa dal jet leg osservo il cielo. In mezzo ai boschi odo una musica mistica e profonda, Esbat on May è la sua prima declinazione. La Luna piena è la testimone di questa notte, incarna la Dea e dialoga con gli strumenti, alimentati dall’energia che Ella emana. Mi giro per scovare la canzone, con le sue sinuosità si nasconde e mi rincorre, mi scruta con le sue note a tratti calanti, a tratti inquiete, ma sempre possenti. Un piano e un’arpa sovrastano lo scenario e lo dominano. I pensieri scivolano, le rimembranze riaffiorano tra Circles and Flames. Una passeggiata in riva al mare, i pensieri si accartocciano nell’apeiron della tua mente. L’acqua invade lo scoglio che sa di pesce. Una reminescenza. La barca a vela danza felice tra le onde di The Face of S1m0ne. Mi trascina tra la vegetazione rigogliosa di un’isola dove la trascendenza del suono accelera il mio passo, sospinto dai convinti battiti del pianoforte. La musica prosegue serrata, un suono dolce e sicuro, come un hula hoop, gira intorno alla giovane ballerina di un antico carillon nascosto dentro un albero di betulla: The fireflies dance. Si trasforma in immagini in movimento,  da un cinematografo proietta la pellicola in b/n, si fa chiamare Six Steps. I tasti del piano volteggiano e rimbalzano dolce,col guizzo di una trota scorrono veloci le loro istantanee, la tipa sorride e bacia il suo amante mentre una coccinella attraversa lo schermo. Un Musorgskij arioso e maestoso riavvolge il nastro mentre il torrente scorre veloce sfociando nel lago che fa eco alla melodia. Skulls in a forest bacia le pareti atmosferiche, come delle grandi radici che s’abbracciano sottoterra, la sua forza misteriosa m’afferra per sempre.

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